Capitolo 6

“Secondo te è davvero così arrabbiata?”
Ale è sdraiato sul letto e fissa il soffitto. Tommy spunta dalla porta del bagno accompagnato da un soffio di vapore, l’asciugamano legato in vita ed i capelli arruffati. Ha appena finito la doccia.
“Ma figurati, è solo il suo famoso momento isteria personificata. Te la menerà per i prossimi quindici anni, ma poi le passerà!”
“Ti ringrazio molto per questa allettante prospettiva. Comunque sono stato un vero stronzo, ha ragione lei.”
“Ma scusa, che potevi fare?”
“Dovevo semplicemente dirglielo prima.”
“E cosa avresti risolto? Si sarebbe solo arrabbiata prima, no?”
Quello che dice Tommy è tremendamente vero, ma non aiuta la coscienza di Ale. Come al solito, i suoi sensi di colpa uniti al terribile dubbio del “che cosa sarebbe successo se…” lo tormentano.
Si gira su un fianco, assalito da pensieri scomodi. Tommy intanto è impegnato a sistemarsi i capelli con una spazzola davanti allo specchio che si trova proprio al centro della stanza.
“Secondo te, se me li liscio tutti in avanti, sono più figo?”
Ale lo guarda per un attimo, cercando di trovare una risposta degna.
“Secondo me sembri solo più stupido.”
“Ah, è così, eh?”
La frase scatena Tommy, che si getta a capofitto sull’amico fingendo di voler iniziare uno spietato combattimento basato su un attacco segreto: il solletico. Ale non può resistergli, lo soffre in maniera incredibile, ed inoltre è stato colto di sorpresa.
“No, dai, levati!”
Cerca di divincolarsi come può, ma Tommy lo tiene fermo grazie al suo peso e non gli permette alcuna contromossa, continuando a tormentarlo con delle grattate sui fianchi e sotto le ascelle.
“Scemo levati che mi fai male! Non ce la faccio, basta, ti prego basta!”
“Ti arrendi? Eh? Ti arrendi?”
“Sì mi arrendo mi arrendo!”
“Allora dillo!”
“Cosa? Ahia… cosa devo dire?”
“Dì che sono un gran figo con questi capelli!”
“No, sei orrendo!”
Tommy si fa più insistente. Mette un braccio sulla faccia di Ale, tenendolo praticamente fermo sotto la propria ascella.
“Dillo! Dillo!”
“Va bene, va bene! Basta che mi fai respirare! …sei un figo, sei un figo!”
Tommy molla la presa e si alza di scatto.
“Bravo, così mi piaci. E il più forte come al solito ha vinto!” Solleva le braccia al cielo in segno di trionfo, poi improvvisa un balletto per prendere in giro lo sconfitto, il quale non può far altro che constatare la disfatta.
“Comunque, fossi in te mi laverei ancora le ascelle, perché mi sa che la prima doccia non ha funzionato!”
“Dici? Veramente?” Si annusa per verificare.
“Giuro, stavo morendo là sotto!”
“Ma non è vero, profumano di violetta…”
“Già, come il tuo culo!”
“Già, proprio come il mio bel culetto! Guarda un po’!” Tommy si gira di schiena, slaccia l’asciugamano e mostra il sedere ad Ale, agitandoglielo davanti agli occhi.
“Ah, che orrore! Copriti ti prego!”
Ale si alza dal letto per evitare di guardare il compagno di stanza che ride a crepapelle e continua a canzonarlo con le chiappe al vento.
“Vado a farmi la doccia, che è tardi! E tu vestiti!”
Prende un paio di mutande dalla propria valigia, poi entra nel bagno e chiude la porta. Da fuori, sente le parole di Tommy attutite dal muro che li separa: continua a prenderlo in giro ridendo come un ragazzino di 13 anni. Esattamente come all’inizio del liceo, quando era bastato quel suo modo di fare per conquistarlo, per convincerlo del fatto che tra loro sarebbe presto nato un legame speciale.
Si spoglia velocemente e si butta sotto la doccia. L’acqua calda che gli scivola sulla pelle riesce a risollevarlo dalla fatica del pessimo viaggio in treno. Se potesse, starebbe lì sotto per sempre. Adora fare la doccia, è una sorta di momento tutto suo in cui per un breve periodo di tempo può liberare completamente la mente e scordare i suoi problemi.
Esce e si asciuga, dà una veloce phonata ai capelli e si infila le mutande pulite. Ritorna in stanza e trova Tommy già pronto che sta guardando un programma alla tv.
“Cos’è?”
“Boh, una specie di ruota della fortuna in francese…”
“Oddio, e non c’è qualcosa di meglio?”
“Sì forse, ma non voglio girare: sto imparando un po’ di frasi e poi il concorrente a sinistra è fortissimo. Ormai è il mio nuovo idolo!”
Ale rovista nella valigia alla ricerca dei vestiti da indossare per il pranzo. Sfila un paio di jeans blu e li abbina con una camicia bianca a maniche corte. Si guarda allo specchio con soddisfazione per l’ottima combinazione.
Una volta lavati i denti e conclusa la preparazione con un paio di spruzzate di profumo, i due ragazzi lasciano la camera, giusto all’ora alla quale si erano accordati. In corridoio c’è già Stefano, che attende appoggiato al muro di fianco alla porta della propria stanza.
“Ciao! Come mai sei qui fuori da solo?” chiede Ale.
“C’è Sara che si sta vestendo, e non volevo farla rimanere in imbarazzo…”
Mentre fornisce la sua spiegazione, arrossisce. Tommy ne approfitta per fare una battutina.
“Forse sei tu ad essere in imbarazzo con una donna in stanza!”
Stefano non sa cosa rispondere e balbetta qualche scusa. L’arrivo di Sara alleggerisce la situazione. Almeno così parrebbe.
“Parlavate di me?”
“Sì, ci chiedevamo come mai hai costretto il povero Stefano a lasciarti la stanza libera mentre dovevi prepararti!”
“Caro Tommy, sappi che Stefano è stato un gran signore. Lui è ancora un uomo vero, non come certi altri elementi con i quali mi è sfortunatamente capitato di finire in vacanza!”
Sara passa davanti a Tommy con aria di sfida, poi si dirige verso la porta di Laura e Marco.
“Accidenti, te le ha cantate!” fa Stefano, con un improvviso atto di coraggio.
“Zitto, uomo vero! Quella è tremenda, stacci attento!”
Stefano si ammutolisce istantaneamente. Il suo complesso di inferiorità non gli permette di replicare ulteriormente.
Sara bussa alla porta, gli viene ad aprire Laura. La sua faccia è buia.
“Che succede? E Marco?”
“È in bagno, ora arriva.”
“Ma stai bene? Hai una faccia!”
“Sto bene, grazie. È solo che… non lo so, non mi ha rivolto la parola nemmeno un secondo. Credo sia arrabbiato.”
“Arrabbiato? Ma se fino ad un’ora fa era normalissimo!”
“Mi sa che non ha gradito che abbia parlato con quei ragazzi italiani, giù nella hall”
“Si è arrabbiato per così poco? Non sarà mica geloso solo perché hai conosciuto persone nuove!”
“Non lo so, lo penso io ma…”
Laura si interrompe di colpo, visto che Marco è uscito dal bagno. Lui ha capito benissimo di cosa – o meglio di chi - stavano parlando e le lancia un’occhiata scura. Poi le passa davanti ed esce in corridoio, senza proferir parola.
“Forse se l’è presa sul serio” suggerisce Sara a bassa voce.

***

La sala da pranzo è già piena di gente quando ci entrano. Da lontano un cameriere, probabilmente il maitre, li vede e si avvicina.
“Bonjour”
“Bonjour” Ale ricambia il saluto e gli porge le targhette che Madame Rivault gli aveva consegnato alla reception. Il cameriere li accompagna al loro tavolo, un po’ spostato in fondo e grande abbastanza per tutti e sei.
Sara ed Ale sono i primi che si recano al buffet per riempirsi i piatti. Il cibo è disposto su una lunga tavolata al centro della sala, ben sistemato in eleganti vassoi; l’aspetto è molto invitante. I due si servono, ogni tanto chiedendosi vicendevolmente che cosa sia contenuto nell’uno o nell’altro vassoio.
Mentre procede nel suo giro, Sara osserva i presenti, ed Ale non può fare a meno di notare che il suo sia lo sguardo di una persona che ne cerca un’altra in particolare.
“Chi cerchi?” chiede incuriosito.
Sara si scuote, come fosse stata colta con le mani nella marmellata.
“Io? Nessuno! Stavo solo guardando!”
“Sara, ci conosciamo da anni. Pensi di fregarmi così?”
“E va bene, hai ragione. Stavo solo cercando Nicolas, mi chiedevo dove mangiasse lui.”
“Ah, è solo per un interesse logistico… stai facendo una ricerca sui luoghi del pranzo dei lavoratori in albergo?”
“Uff, e va bene! Avevo voglia di vederlo. Quel ragazzo mi sembra molto simpatico!”
“Certo, è proprio simpatico”
Ale scandisce attentamente la parola “simpatico”. Anche uno stupido avrebbe capito che quella per Sara non era esattamente la qualità più interessante del francese.
“Ti interessa quel ragazzo?”
“Non è che mi interessa… è solo che lo trovo, non lo so… interessante!”
Ale sorride. Il discorso non fa una grinza. Però una strana sensazione lo assale, perché non si aspettava che Sara fosse così diretta nel confessargli le sue mire per un ragazzo. In effetti, era la prima volta che facevano un discorso del genere. Non che Sara non avesse già avuto frequentazioni negli anni passati, ma di solito erano le classiche storie adolescenziali in cui c’era più da ridere che da pensare seriamente ad una storia d’amore. Sara raccontava sempre di avventure avute con ragazzi spesso sfigati, di quelli che si usano per divertirsi una sera e per spettegolarci sopra l’intero mese successivo. Questa volta, invece, Sara sembrava cotta veramente, e aveva perso la sua aria da femme fatale che riesce a guidare il gioco. E questa per Ale era un po’ una novità.
Tommy li raggiunge a sorpresa al buffet, seguito a ruota da Stefano.
“Oh ragazzi, non so cosa sia successo ma là al tavolo sembra un mortorio! I due piccioncini non dicono una parola!”
“Credo abbiano discusso,” interviene Sara, “a causa di quei tizi che c’erano giù nella hall.”
“Ah sì, i tipi italiani!” precisa Stefano.
“Non vi preoccupate, so io di cosa avrebbero bisogno! Fate passare la prima notte e vedrete domani come saranno di buon’umore” sentenzia infine Tommy. Sara lo guarda con disappunto: come al solito ha fatto la battutina da porco. Anche se poi sa che quella potrebbe davvero essere la soluzione.
Osserva il tavolo. Marco e Laura sono seduti l’uno di fronte all’altra, e non spiaccicano una parola. Prova un senso di dispiacere, mescolato ad uno di disapprovazione: come si può litigare per una stupidata del genere? Quando si ama una persona, bisognerebbe innanzitutto avere fiducia, e sia Laura che Marco ne stavano dimostrando ben poca. La prima per la scenata fatta nel viaggio fino all’albergo, il secondo per la faccenda dei ragazzi della hall. Di certo, pensa, lei di Nicolas avrebbe piena fiducia. E così se ne rende conto in prima persona: ha perso la testa come una ragazzina per un tipo appena conosciuto, con cui ha parlato giusto una decina di minuti.
Deve assolutamente vederlo, il suo cuore lo richiede.

Continua al capitolo 7