Puntuale come un orologio svizzero, alle dieci precise il treno raggiunge la stazione di Cannes. Una folla scomposta di persone fuoriesce dai vagoni e saluta i parenti e gli amici in attesa sulla banchina, come se non li vedesse da lunghissimo tempo.
Tra i ragazzi il primo a scendere è Stefano, che da venti minuti aspettava già pronto davanti alla porta dello scompartimento. Le ragazze invece ci mettono molto più tempo a causa del peso e della dimensione delle proprie valigie. Dopo essersi radunati seguono il flusso di viaggiatori alla ricerca dell’uscita della stazione, che trovano facilmente seguendo i cartelli sparsi un po’ ovunque.
Appena fuori si ritrovano su un grande piazzale con una fontana proprio al centro, circondato da palme. Numerosi taxi attendono i nuovi arrivati per portarli nei diversi alberghi della zona. Il sole è caldo ed un odore di salsedine pervade l’aria.
Secondo il programma di Ale, dovrebbero trovare una navetta dell’hotel ad attenderli. Si guarda un po’ in giro, alla ricerca di qualche minibus che riporti il nome del loro albergo, ma c’è molta confusione e non riesce a distinguere le diverse auto in sosta.
Lentamente il piazzale si svuota, man mano che i diversi taxi si riempiono e partono ognuno per la propria strada. Ed è solo a quel punto che si accorgono di una monovolume parcheggiata un po’ lontano. Un ragazzo è appoggiato al fianco dell’automobile e regge un cartello, stampato al computer, che reca impresso la scritta Le petite prince. Ale comincia ad avvicinarsi, seguito dai compagni. Il ragazzo allora capisce che sono loro gli ospiti dell’albergo e si avvicina a sua volta, camminando allegramente e sfoggiando un sorriso bianchissimo sopra una pelle abbronzata.
“Ciao ragazzi, siete voi quelli del Petite prince?” Pronuncia la sua domanda in corretto italiano, ma tradendo una certa cadenza francese.
“Sì, siamo noi. Gruppo Martini.” risponde sicuro Ale.
“Piacere, io sono Nicolas.” Con la destra stringe la mano di Ale e intanto con la sinistra solleva gli occhiali da sole, mentre continua a sorridere suscitando l’immediata simpatia della controparte.
Sara e Laura non possono fare a meno di scambiarsi un cenno di intesa relativo alla bellezza del nuovo ragazzo appena conosciuto. È alto, veste dei calzoncini blu abbinati ad una canottiera che mette in risalto i bicipiti ben formati e la pelle che sotto il sole di agosto ha assunto una colorazione tendente al nocciola. Tommy coglie l’interesse delle due fanciulle e non rinuncia a compiere una smorfia voltandosi verso Stefano, che ovviamente non capisce il messaggio passatogli dall’amico.
Continuano le presentazioni, e Nicolas stringe la mano a tutto il gruppo. Quando è il turno delle ragazze, accompagna il sorriso con uno sguardo magnetico che aumenta l’eccitazione di Sara e Laura, ma anche la gelosia di Tommy che da subito si convince di avere a che fare con un farfallone sciupa-femmine, la categoria di uomo che lui considera tra le più pericolose.
Nicolas li accompagna alla macchina, aiutando le ragazze con i bagagli. Carica le valigie nell’ampio bagagliaio e poi apre il portellone laterale della monovolume per far salire gli ospiti nei posti dietro. L’auto è capiente è può trasportare fino a sei persone più il guidatore, perciò c’è posto per tutti. Tommy e Stefano si accomodano sugli ultimi sedili, le ragazze più Marco in mezzo mentre Ale si siede al lato passeggero per poter meglio discutere dei dettagli relativi alla vacanza con il loro accompagnatore.
Nicolas mette in moto e annuncia che il viaggio che li separa dall’albergo non sarà molto lungo, giusto una mezz’oretta. L’auto fa manovra nel piazzale e si allontana sulla strada principale.
“Allora, quanti anni hai, di dove sei, e che fai di bello nella vita?” Sara fa capolino al centro dei sedili e rompe il silenzio incominciando a fare domande a raffica a Nicolas. Lui sorride.
“Ehi, piano, piano! Una domanda per volta!”
“Ops, scusa! È che sono super eccitata per questa vacanza!”
Tommy non può trattenersi dal commentare sottovoce: “Sarai super eccitata per qualcos’altro”. Per sua fortuna l’unico a sentirlo è Stefano, che con uno sguardo gli fa notare quanto il suo commento sia inopportuno.
Nicolas inizia a rispondere alle domande di Sara. “Dunque, ho ventuno anni, sono di Nizza, e durante l’anno studio economia all’università. Per questo sto facendo la stagione estiva alla pensione, almeno posso pagarmi gli studi. Sapete, ho due sorelle e la mia famiglia non è molto ricca, quindi se voglio continuare a studiare devo trovarmi da solo i soldi.”
“E com’è che parli così bene l’italiano?” chiede Ale, incuriosito dalla perfetta pronuncia del ragazzo.
“Oh, beh, ho parenti in Italia e per un paio d’anni ho lavorato in qualche albergo in Liguria. Poi la vostra è una lingua che mi piace molto, assomiglia al francese, e qui in Costa Azzurra è molto utile saperla… Qui è pieno di italiani!”
“Già, e vi abbiamo fatto il culo ai mondiali!” esclama Tommy, cercando di rimarcare la superiorità della propria nazione rispetto ai cugini d’oltralpe.
“Calcio? Io non seguo il calcio, è uno sport… come dire… noioso!”
“Come non segui il calcio? Noioso? Il calcio è lo sport più bello del mondo! Se non giochi a calcio, a che giochi?”
“Beh, ci sono tanti altri sport… personalmente preferisco il volley, o la vela! Qui al mare ci sono tanti posti dove puoi uscire con la vela!”
“Il volley è uno sport da femminucce, e la vela è una rottura di palle! Come fai a divertirti da solo in mezzo al mare, aspettando per ore che tiri un po’ di vento e con il rischio continuo di finire con il culo in acqua?”
“Ma è proprio quello il bello: cercare di sfidare la forza della natura! E poi la solitudine del mare è bellissima, quando devi pensare e riflettere! Comunque, se hai voglia ti farò fare un giro, vedrai che ti divertirai”
“Mah, non credo proprio…”
“E dai, Tommy, sarà sicuramente divertente come dice lui. A me piacerebbe molto provare…” È Laura che smorza i toni della discussione.
Tommy torna ad appoggiarsi al sedile e si zittisce. Non capisce perché le donne restino affascinate da un ragazzino che pratica sport così poco maschili e impopolari. E lo infastidisce il fatto che lo diano così tanto a vedere.
“Ehi ragazzi, acqua!” Stefano si è appiccicato al finestrino, dal quale riesce a scorgere finalmente il mare al lato della strada. È di un colore azzurro molto intenso, pulito e cristallino, piatto e calmo. Ogni tanto, spuntano piccoli pezzi di spiaggia sassosa ricoperti di turisti: donne e uomini, ragazzi e tanti bambini che giocano in riva.
Tommy nota l’assenza quasi totale di sabbia dorata: “Ehi, com’è che ci sono scogli dappertutto?”
“Beh, qui a Nizza molte spiagge sono di sassi e scogli. Somiglia molto alla Liguria, no? Comunque conosco qualche posticino con sabbia, poi vi ci porto.”
“Ehi, c’è anche qualche donna in topless!” Il commento estasiato è di Marco. Laura non è proprio felice dell’uscita del fidanzato, tanto da dargli un piccolo pugno sulle gambe.
“Ehi, scherzavo! Amore, lo sai che le altre donne non mi interessano! Io voglio vedere in topless solo te!”
“Ecco appunto, peggiora la situazione! Non esiste assolutamente che io mi metta nuda con le tette al vento davanti ad altre persone!”
Nicolas sorride osservando il battibecco dallo specchietto retrovisore. “Una coppia che va d’amore e d’accordo, eh?” chiede ad Ale.
“Oh, sì. Si vogliono un moooondo di bene.”
La piccola litigata si conclude con una risata generale.
La macchina prosegue veloce lungo la strada, tra chiacchiere e sbadigli, resti del cattivo sonno della notte precedente. E dopo qualche minuto, Nicolas finalmente esclama “Eccoci, siamo arrivati”.
L’auto imbocca un vialetto laterale, procedendo a velocità ridotta, fino a fermarsi davanti ad un cancello. Dentro è possibile scorgere la costruzione alberghiera, con il piccolo ed invitante ingresso dove si trova la reception. I ragazzi smontano dalla macchina.
Nicolas si dirige verso il bagagliaio. “Voi entrate, io intanto vi prendo le valigie.”
Sara non vorrebbe che il ragazzo si impegnasse troppo per loro. “Non serve, le prendiamo noi!”
“No, figurati. Andate da Madame Rivault, alla reception, e sistemate tutto. In fondo è il mio lavoro quello di portare le valigie dei clienti!”
Nicolas sorride. E il suo sorriso, per Sara, è tremendamente convincente. Riesce solo a fare un cenno di assenso, e a rimanere ad osservarlo mentre inizia a scaricare l’auto. Lui, la sua pelle abbronzata, i suoi muscoli scolpiti sulle braccia.
Intanto Ale si è già diretto all’interno insieme a Stefano e Tommy. Marco e Laura li seguono a ruota, mentre il ragazzo tenta di abbracciare la fidanzata cercando di fare pace con lei e dimostrarle il proprio affetto.
La reception è piccola ma accogliente. C’è un bancone, dietro al quale è appeso un mobiletto con le chiavi. Più in là una piccola zona bar ed alcuni tavolini, proprio davanti ad una vetrata che dà sulla piscina scoperta dove alcuni clienti stanno facendo il bagno o prendendo il sole.
Una donna sulla sessantina spunta sorridendo da una porta dall’altro lato del bancone.
“Bonjour”
Ale risponde garbatamente, anche se gli riesce difficile formulare una frase in francese.
“Ehm… bonjour madame. Noi siamo il gruppo Martini”. Pronuncia il proprio cognome scandendo bene le sillabe, in modo che la donna capisca almeno quello.
“Ah, les italiens… benvenuti a Le petite prince! Non vi preoccupate, parlo anche l’italiano! Piacere, sono Madame Rivault, la proprietaria dell’hotel”
“Piacere, signora. Meno male che parla italiano, perché noi invece non sappiamo mezza parola di francese!”
Tutti scoppiano in una risata, mentre all’ingresso appare Nicolas con i primi bagagli. Madame Rivault gli indica dove portarli.
“Nicolas, chambres 203, 204 et 205!”. Nicolas fa un cenno di assenso e si dirige verso l’ascensore.
“Allora ragazzi, ho bisogno che mi forniate tutti i vostri documenti. Poi con calma farò tutte le copie e domani mattina potrete ritirarli. Vi ho dato le camere al secondo piano, ed ora vi consegno le chiavi.”
Mentre vengono sbrigate le formalità, Laura si stacca un momento dal gruppo e va ad osservare le persone fuori dalla vetrata. C’è qualche famiglia con bambini, che sguazzano nell’acqua dando l’idea di divertirsi parecchio. Alcune mamme stanno prendendo un aperitivo mentre chiacchierano sotto un ombrellone, riparate dal sole che sembra davvero pesante. Assorta nelle sue osservazioni, Laura non si accorge di un gruppo di tre ragazzi che stanno rientrando nella hall. Sono in costume, tutti bagnati. Stanno conversando tra loro. Il primo del gruppo apre con forza la porta a vetri giusto vicino a dove è ferma Laura. La ragazza si spaventa e si sposta di scatto.
“Oh, scusa!” Il ragazzo le fa un sorriso.
“No..non fa, non fa niente!”
“Ehi, ma sei italiana?”
“Sì”
“Ciao, io sono Matteo!” Le porge di scatto la mano. Laura la stringe, anche se con una certa titubanza visto che è ancora umida.
“Ciao, io sono.. ehm…Laura”
“Scusami Laura, non ti volevo spaventare. È che stavo parlando e con il riflesso non ho proprio visto che eri lì dietro… Comunque questi sono Simone e Davide.” Matteo indica i suoi compagni. Seguono le consuete strette di mano.
Marco intanto si accorge che Laura si è allontanata e che sta parlando con qualcuno. Si avvicina d’istinto al gruppo.
“Che succede?”
“Eh? Ma no, niente, ci siamo solo scontrati… Sai, sono tre ragazzi italiani.” Laura fa le reciproche presentazioni, quasi conoscesse i tre da una vita. “Questo è Marco. Loro sono Matteo, Simone e Davide.”
“Ehi ragazzi, si va!” L’urlo giunge da Stefano, che con lo zainetto in spalla è pronto a salire in camera.
“Dobbiamo andare, ma ci vediamo dopo.” Laura saluta garbatamente i ragazzi appena conosciuti.
“È stato un piacere conoscerti, Laura.”
A Marco non piacciono molto le attenzioni di Matteo nei confronti della sua fidanzata. In quel saluto legge una minaccia, anche se di fatto la situazione non sarebbe aperta ad alcun tipo di dubbio. Eppure prova un senso di fastidio, un timore che non sa spiegare ma che lo colpisce dritto al cuore. È come se Matteo avesse sconfinato nel suo spazio e stesse dedicando troppe attenzioni a qualcosa che non gli appartiene. Si chiama gelosia, anche se Marco non ha il coraggio di pensare a quella parola.
Insieme a Laura raggiunge l’ascensore dove li aspetta Stefano.
Nel frattempo, gli altri stanno salendo a piedi in nome della salute e dell’allenamento. E arrivati alla seconda rampa di scale, Sara finalmente esterna un dubbio che la sta assalendo da diverso tempo.
“Come siamo divisi nelle camere?”
Ale, in testa al gruppo, si ferma di colpo. Aveva dimenticato questo particolare, ed ora gli si ripresenta sulla testa come un macigno. Una pietra pesantissima che non può assolutamente schivare: ci sta sotto, e deve sorreggerne il peso.
“Ecco Sara, a proposito di questo….”
“Sì?”
“Beh, sai, io avrei pensato che…”
Tommy interviene. Non aspetta altro che sferrare l’attacco contro Sara.
“Eh, cara Sara… Ale non ha il coraggio di dirtelo, ma per fortuna ci sono qua io. Sei stata ufficialmente sorteggiata per finire in camera con Stefano.”
Rimarca la presunta bella notizia con un sorriso sornione. Sara si volta furiosa verso Ale.
“Cosa?!?!? Dimmi che l’animale sta scherzando!”
“Non ti arrabbiare, ti prego! Volevo dirtelo prima ma…”
“Ma cosa?!?!?! Bella sorpresa, che mi avete fatto. E io come una scema che in tutto questo tempo non ho mai pensato di chiedere!”
“Scusami Sara. È solo che avevo promesso a Tommy da tempo di stare in camera insieme… Marco e Laura sono fidanzati… cioè, se non ci fosse stato Stefano potevamo prendere una tripla ma così era impossibile!”
Ale cerca come può di giustificarsi, ma sa benissimo che è inutile. Qualunque cosa dica, non fa altro che peggiorare la situazione. Preferisce allora fissare Sara con occhi tristi, implorandola di accettare e soprattutto di evitare di farsi sentire da Stefano, il quale poverino ci rimarrebbe sicuramente male. Tommy, dal canto suo, è molto divertito dalla situazione tragicomica che si è venuta a creare.
Alla fine, Sara cede.
“Va bene, andrò in camera con lui. Ma sappi che mi dovrai ben più di un favore. E tu, Tommy: giuro che me la pagherai salatissima!”
Sara ricomincia a salire le scale con passo incalzante, senza più voltarsi a guardare gli amici. Ale lancia un’occhiata a Tommy, che ricambia lo sguardo d’intesa e solleva le spalle.
Al secondo piano ci sono già gli altri in attesa davanti agli ingressi delle loro stanze. Anche Nicholas li sta aspettando, e appena vede la faccia arrabbiata di Sara le chiede cosa sia successo.
“Chiedilo ai due furboni che stanno arrivando, cos’è successo!”
Ale taglia corto parlando di piccole incomprensioni. Poi, velocemente, distribuisce le chiavi.
“Stè, tu sei in camera con Sara.”
“Io? Ma veramente pensavo che tu stessi con lei.”
Si volta verso Sara per avere sostegno. “Non guardare me, le camere non le ho fatte io.”
Tommy sprona Stefano. “Coraggio, vedrai che ti divertirai insieme a questa dolce donzella”.
Se potesse, Sara lo ucciderebbe all’istante. Oltre al danno, ci si mette pure la beffa. Stefano invece è visibilmente imbarazzato ma non può fare altro che accettare.
“Bene, allora adesso sistemiamo un po’ le nostre cose e poi ci rivediamo qui tra un’oretta per andare a pranzo.”
“Bene ragazzi, io vi lascio. Ci si incontra in giro.” Nicholas si congeda e si allontana verso le scale. E il sorriso che rivolge a Sara basta per calmarla.