Il viaggio notturno in treno non è esattamente come Ale se l’era immaginato.
Si sveglia di colpo, investito da un raggio di sole che filtra dalla tendina che copre il finestrino. Sembrano passati pochi minuti dal momento in cui ha finalmente preso sonno, e invece fuori è già mattino. Ha dormito poco e male, costretto a riposare in una cuccetta piccola e scomoda e a dividere lo scompartimento con altre tre persone, di cui almeno un paio russano. E non serve chiedersi con chi abbia dormito (Sara, Tommy e Stefano) né chi tra questi abbia il sonno pesante (Tommy e Stefano). Controlla l’orologio che ha al polso: sono circa le sei. Peccato, vista la situazione sperava fossero già le dieci, orario che dovrebbe presumibilmente segnare la fine del loro viaggio. Si gira a fatica verso sinistra, dato che a destra ha il muro e non può fare granché. Le cuccette dei treni di seconda classe sono qualcosa di meravigliosamente tecnologico: in uno scompartimento di due metri per tre e alto poco meno riescono a trovar posto quattro posti per dormire, incastrati chissà come e perfettamente nascosti quando inutilizzati. Quelli che normalmente sono i due sedili posti l’uno di fronte all’altro diventano i primi due letti. Sopra ad essi, come per magia, trovano spazio altri due giacigli ribaltabili, normalmente agganciati in verticale al muro; sono uno per lato, estremamente difficili da raggiungere ed eccessivamente vicini al soffitto, cosicché è praticamente impossibile una volta coricaticisi sopra effettuare qualunque movimento o assumere una posizione di riposo diversa da quella perfettamente supina (quella prona, per quanto alternativa, sarebbe ad esagerato rischio soffocamento). Neanche a farlo apposta, Ale ha scelto proprio uno dei letti superiori, da un lato per cavalleria nei confronti di Sara, che può dunque dormire più comodamente in basso, dall’altro per compassione verso Stefano, ovviamente claustrofobico e sofferente di vertigini, che non avrebbe sopportato di dormire in uno spazio angusto né ad un’altezza dal pavimento superiore ai quaranta centimetri.
Voltandosi a sinistra Ale può vedere Tommy. È strano osservarlo mentre riposa, la bocca aperta e il respiro rilassato, una gamba che spunta dalle coperte e un’espressione in viso talmente beata da pensare che stia sognando chissà quali meraviglie. In quella posizione così particolare gli sembra di riconoscere il Tommy ragazzino, quello che con l’apparecchio ai denti e l’espressione un po’ ebete il primo giorno delle medie durante l’intervallo si era presentato e spontaneamente gli aveva offerto di dividere la merenda. Curioso come certi ricordi si ripresentino nei momenti più insoliti. Ale realizza come siano passati anni dal loro primo incontro, e ciò nonostante il rapporto che li unisce non è mai cambiato. Sono sempre stati amici fraterni, ed insieme hanno condiviso molte avventure. E quella che stanno per intraprendere – il viaggio e tutto il resto – si rivelerà fantastica come sempre.
L’urgenza di andare al bagno lo distoglie dai suoi pensieri. Solleva il busto e con una leggera torsione porta le gambe fuori dal letto. Le lascia penzolare qualche secondo, per ristabilire la circolazione e per sgranchirle. Ha crampi dovunque, vista la scomodità della sistemazione. Con attenzione, cerca di scendere evitando di svegliare Sara, che ha dormito sotto di lui. Quando tocca il pavimento con il piede sente freddo. Prende le calze, che aveva appallottolato la sera prima dentro le scarpe, e le indossa, poi mette anche le Nike e apre lentamente la porta scorrevole del loro scompartimento, avendo sempre cura di non fare rumore per non svegliare gli altri. Esce e richiude. Si volta prima a destra e poi a sinistra, indeciso sulla direzione da prendere. Non sa da che parte si trovi la toilette, ma non ha molta importanza visto che ne troverà qualcuna sia in una direzione che nell’altra. Va verso sinistra, perché la strada che lo separa dalla fine del vagone è inferiore. Mentre cammina barcolla leggermente, perché è ancora parzialmente addormentato e sta viaggiando nella direzione opposta a quella del treno, dunque mantenere l’equilibrio si rivela difficile ma lui si aiuta appoggiandosi alla parete. Uno degli scompartimenti a cui passa davanti ha la tendina un po’ scostata, così che è possibile vedere all’interno. C’è una giovane coppia, avranno pochi anni più di lui, che dorme abbracciata sui sedili. Ale pensa che siano molto teneri e prova invidia per il ragazzo. Vorrebbe essere lui ad abbracciare qualcuno, dormire in quel modo gli farebbe anche dimenticare la scomodità di essere seduto su un sedile rigido di un treno di seconda classe.
Prosegue nel suo tragitto, fino a raggiungere la porta terminale della sua carrozza. Cerca di aprirla, ma è molto dura. Prova a racimolare le forze, finché riesce a farla scorrere e ad entrare nello spazio che divide i due vagoni. È fortunato, ha trovato subito il bagno, e per di più e libero. Ale spinge la piccola porticina che reca impresso l’adesivo WC ed entra richiudendosela alle spalle. Dentro c’è un odore acre di urina, ma la cosa è sopportabile. Lo spazio è molto ristretto, c’è solo un piccolo water ed un lavabo utile appena a sciacquarsi le mani. Sopra il lavabo è appeso uno specchio, tutto sporco e pieno di schizzi d’acqua. Ale si guarda il viso e pensa di avere una brutta cera: gli occhi sono affaticati e gli sono spuntate anche delle piccole borse, i capelli sono spettinati e le labbra gli si sono seccate. Si volta verso il water e fa pipì, provando un senso di liberazione. Gli riesce difficile dirigere correttamente il getto, visto che il treno continua a muoversi e lui non è del tutto sveglio per riuscire a prendere correttamente la mira. Suppone che sia questo il motivo per cui c’è odore nel bagno, perché anche quelli che ne hanno usufruito prima di lui hanno avuto le sue stesse difficoltà e dunque hanno irrimediabilmente urinato fuori. Terminato, si asciuga, tira lo sciacquone (che in realtà si limita ad una piccola quantità di acqua che pulisce solo parzialmente la tazza) e si volta verso il lavandino per lavarsi le mani. Come immaginava, non c’è più sapone nel dispenser; ne farà a meno. Si sciacqua anche il viso, poi beve un sorso d’acqua che sputa poco dopo, giusto per rinfrescarsi la bocca. Si asciuga utilizzando delle tovagliette di carta che sono appoggiate su una mensolina.
Mentre sta riaprendo la porta per uscire, si trova davanti Marco, in attesa che il bagno si liberasse. Ale si spaventa perché non si aspettava che fuori ci fosse qualcuno.
“Oh, ciao, mi è preso un colpo! Non sapevo fossi qui!”
Marco sorride. “Ah, eri tu nel bagno. Infatti ci stavamo chiedendo dove fossi finito.”
“Gli altri sono tutti svegli?”
“Più o meno… Tommy ronfa ancora.”
“Non c’erano dubbi…” Ale fa un sorriso sarcastico. “Tu e Laura avete dormito bene?”
“Mah, non troppo. Il letto era durissimo, ho la schiena a pezzi!”
“Io mi sono addormentato tardissimo, perché stavo troppo scomodo e non riuscivo a prendere sonno. E infatti stamattina sono rincoglionito!” Ale precisa meglio il concetto strizzando gli occhi e agitando la testa, come per dimostrare di non essere ancora completamente sveglio. “Torno da loro.”
“Ok, ci vediamo dopo.” Marco entra nel bagno, mentre Ale si dirige verso lo scompartimento, compiendo il tragitto inverso di quello fatto pochi minuti prima. Ripassa davanti ai due giovani abbracciati; li trova nella stessa posizione.
Sara è lì che lo aspetta in corridoio. Si salutano. Dentro la cuccetta Stefano sta trafficando con il proprio borsone da viaggio, alla ricerca di qualcosa di non meglio precisato. I letti sono stati richiusi, ma naturalmente Tommy è ancora sdraiato sui sedili, essendosi semplicemente limitato a cambiare la propria posizione di riposo. Tuttavia è sveglio, e sta ascoltando con fervore l’iPod, dalle cui cuffiette emerge un suono vagamente confuso di musica rock. Tommy solleva lievemente il capo e fa un sorriso ad Ale, prima di mimare con il viso lo sguardo di un musicista consumato rapito da un travolgente riff di chitarra. Agita persino la testa, seguendo il ritmo della canzone che sta ascoltando.
Stefano finalmente è riuscito ad estrarre l’oggetto misterioso dal borsone. “Ecco qui: carte!” annuncia con orgoglio.
Tommy si solleva di scatto strappandosi le cuffiette. “Perfetto, scatta il partitone a strip poker!” dice maliziosamente mentre butta un’occhiata a Sara.
“Ti pareva che non dicessi la tua solita maialata! Io invece propongo una bella scopa, ma temo proprio che tu non sia molto capace. Sai, è un gioco da grandi…”. Sara ha zittito Tommy con una risposta ancora più intrigante della sua.
Ale rincara la dose associandosi alla proposta: “Vada per la scopa, io a differenza di Tommy ci so giocare benissimo!”
I ragazzi fanno spazio sul piccolo tavolino che c’è sotto il finestrino, mentre Stefano inizia a mescolare le carte.
Intanto fuori il paesaggio scorre veloce, e da lontano si comincia ad intravedere l’azzurro del mare.