Capitolo 3

Quattro giorni dopo, come da programma, sono alla stazione in attesa del treno verso Cannes. Tutti meno Tommy, ritardatario perenne, che anche questa volta non ha tradito la propria natura. I ragazzi sono sulla banchina che lo attendono con diversi atteggiamenti. Ale è tranquillo perché conosce bene l’amico, e aveva già immaginato una situazione del genere: per questo aveva comunicato l’orario dell’appuntamento includendo un certo anticipo preventivo. Marco e Laura sono intenti a studiare il cartellone con gli orari di partenza dei treni, discutendo sui nomi delle diverse destinazioni e riflettendo sulla possibilità, un giorno o l’altro, di fare un weekend proprio in una di quelle località. Sara sbuffa in continuazione, e di tanto in tanto impreca contro Tommy. In effetti il loro rapporto è abbastanza particolare, dato che Sara sopporta poco Tommy. Anzi, è inesatto: lo considera un vero e proprio cretino. E non si può dire che la cosa sia unilaterale: dal canto suo, Tommy spesso pensa che lei sia un’acida repressa. Ad Ale viene da ridere pensando al modo in cui quei due si trattano, perché nonostante tutto sa che si vogliono bene. Non fanno altro che criticarsi l’un l’altro, battibeccano in continuazione, ma il loro trio è un’entità pressoché inscindibile. Il collante di tutti è Ale, spesso nel mezzo delle loro discussioni, che non senza fatica riesce a mantener salde due amicizie apparentemente così diverse, ma per lui estremamente importanti. Per quanto ognuno dei suoi due amici cerchi di convincerlo che l’altro non è adatto a lui, Ale sa che non potrebbe fare a meno né di Tommy né di Sara, e nel suo cuore è convinto che anche loro stessi, senza la nemesi costituita dall’altro, si sentirebbero incompleti.

Chi è completamente agitato è Stefano. Continua imperterrito a guardare l’orologio, con cadenza regolare, e blatera in continuazione la frase “Siamo in ritardo”. In lui è sempre più forte la convinzione che Tommy non arriverà mai in tempo, che non riusciranno a prendere il treno, che perderanno la prenotazione in albergo, e che dunque sarà costretto a passare un’altra estate dalla vecchia Zia Ermenegilda di Palermo. Zia Ermenegilda è una di quelle donne anziane, forzute, e con un carattere difficilmente domabile. Ogni estate Stefano era stato costretto dai genitori ad andare a passare le ferie nella sua casa in sud Italia. Ed ogni estate si era dovuto sorbire i suoi improperi sul mondo in disfacimento e su come la gioventù moderna non abbia più rispetto di niente e nessuno. È una di quelle persone che crede nei principi cristiani e li applica con determinazione. Una volta durante una cena scoppiò una lite furibonda quando Zia Ermenegilda scoprì che il cugino Paolo, figlio di una delle sorelle del padre di Stefano, aveva messo incinta una ragazza di soli sedici anni senza che tra loro ci fosse alcun tipo di relazione ufficiale. La cena terminò con una serie di preghiere purificatrici dedicate a Santa Rosalia, ovviamente senza che tra i presenti ci fosse più il cugino Paolo, precedentemente cacciato da Zia Ermenegilda perché “indegno di sedere alla sua tavola”. Stefano rabbrividisce al pensiero della possibilità di dover passare un’altra settimana a casa di quella donna. Vuole che Tommy arrivi, e subito, altrimenti è sicuro di crollare e di avere una crisi nervosa.

Dopo circa mezz’ora di attesa, i ragazzi avvistano in lontananza un abbigliamento famigliare. È Tommy che con passo tranquillo sta cercando il luogo dell’appuntamento. Sorride da lontano e fa un cenno con la mano per salutare gli altri, ignorando il fatto che lo stanno aspettando da diversi minuti e nel frattempo gli hanno lanciato ogni tipo di insulto partoribile da una mente umana.

“Eccolo finalmente!” Stefano tira un sospiro di sollievo, anche se non potrà dirsi tranquillo fino a quando non saranno fisicamente saliti sul treno.

Sara osserva l’ultimo arrivato e si convince sempre più che sia un perfetto idiota. “Non ho parole” è l’unico commento che riesce a fare, mentre si volta e si dirige verso Marco e Laura che sono ancora davanti al cartellone.

Tommy raggiunge Ale e Stefano. “Ehi, siete tutti già qui! Sono un po’ in ritardo?” La sua non è una domanda sarcastica: è davvero convinto di non aver sbagliato di molto l’orario dell’appuntamento.

Ale fa un sorrisetto, sa che un atteggiamento del genere è tipico. “Non preoccuparti, siamo arrivati da poco anche noi!”.

Stefano lo guarda, incredulo: fosse stato per lui, gli avrebbe fatto una bella ramanzina riguardo agli obblighi e alle responsabilità che si hanno quando si prende un impegno con qualcuno.

Ora tutti si riuniscono per controllare le ultime cose. Ale tira fuori dal suo zaino la ricevuta elettronica che serve per ritirare i biglietti.

“Vado alla biglietteria e passo dal bar, qualcuno ha bisogno di qualcosa?” chiede.

“Comprami una brioche, ho una fame da lupi”. A parlare è il solito Tommy.

Sara, che già è arrabbiata, gli risponde a tono. “Non sei già abbastanza grasso? Se ti mangi un’altra brioche, mi sa che non ce la fai a salire sul treno!”

“Spiritosa, ha parlato quella col fisico da modella!”.

In realtà tutti e due stanno facendo commenti fuori luogo, e lo sanno perfettamente. Tommy infatti è alto e magro, per di più con un fisico scolpito. Anche se naturalmente questo Sara non può sapere, non avendolo mai visto senza maglietta. E anche Sara è tutto fuorché grassa, anzi ha una silouette decisamente invidiabile. E questo invece Tommy lo sa, o meglio lo immagina, viste le innumerevoli volte in cui le ha guardato le tette e il sedere e ha fantasticato sul suo corpo. Perché, anche se non la sopporta, deve ammettere che non è affatto una brutta ragazza.

Ale lascia i ragazzi a discutere e si dirige verso la biglietteria. Mentre cammina, pensa a come sarà divertente questa vacanza e alle cose che finalmente potrà fare insieme ai suoi amici.

Quando entra nella stanza, la biglietteria è semi-vuota. Uno sportello è subito libero, perciò si dirige lì.

“Buongiorno” dice al bigliettaio porgendogli il foglio con la prenotazione.

“Buongiorno”. L’uomo che lo sta servendo avrà all’incirca cinquant’anni, è un po’ trasandato in viso ed ha il volto stanco. Ale pensa che forse quella persona lavori troppo, o addirittura che sia infelice. Probabilmente il suo lavoro nemmeno lo soddisfa, magari è costretto a farlo perché deve mantenere una moglie e dei figli, non ha studiato e quello è l’unico impiego che è riuscito a trovare. Ale sa che non vuole diventare così. Non vuole che il suo domani sia fatto di obblighi, né che la sua vita si svolga secondo canoni prestabiliti, ma piuttosto che lui sia in grado di costruirsela giorno per giorno. A volte riflette sul futuro. Si chiede cosa sarà da grande, che lavoro farà, se avrà una famiglia. E la sua paura più brutta è quella di non riuscire a trovare le risposte alle proprie domande. Teme di veder scorrere via il tempo e di non essere in grado di trovare una propria dimensione interiore. E la cosa lo rende triste, proprio come lo rende triste ora vedere il bigliettaio che stancamente digita i tasti del pc per stampare i biglietti del treno. Un lavoro meccanico, alienante, che compie sempre uguale da anni.

“Ecco qui, buon viaggio! Si ricordi di obliterare prima di salire in carrozza”. L’uomo gli allunga i biglietti oltre la grata di sicurezza che li divide. Ale li prende, saluta, ed esce dalla biglietteria. Prima di raggiungere gli altri, convalida i ticket alla prima obliteratrice che trova. Come sempre, l’inchiostro della macchinetta è leggero, ma basta per leggere correttamente la data ed evitare quindi di prendere una multa. Decide anche di comperare quella brioche a Tommy, anche perché immagina che se non la comprerà dovrà sentire le lamentele dell’amico per tutto il tragitto. Gli prende un fagottino con il cioccolato, perché sa che ne è goloso. E acquista anche una bottiglia d’acqua per sé, visto che comincia ad aver sete e immagina che durante il viaggio notturno potrà tornargli utile.

Quando arriva alla banchina gli altri sono seduti ad aspettarlo, con lo sguardo assonnato. Non stanno conversando, perfino Sara e Tommy hanno smesso di litigare. Mostra loro i biglietti con aria soddisfatta, poi dà la brioche a Tommy che lo ringrazia con un enorme sorriso, simile a quello che fa un bambino di otto anni quando si vede consegnare dai genitori il regalo che ha atteso da una vita.

E mentre si distribuiscono i biglietti, Stefano vede arrivare il loro treno, proprio quando l’altoparlante della stazione annuncia la partenza imminente.

“Adesso sì che comincia la vacanza!”. È l’ultimo commento di Tommy, con il viso sporco di cioccolato. E per una volta tutti sono d’accordo con lui, mentre prendono i propri bagagli e si preparano a salire a bordo.

…continua al capitolo 4…