Per un velocista, lo scatto iniziale è fondamentale. L’infinita attesa prima dello sparo che segna l’inizio della gara è un misto di ansia e concentrazione: l’atteggiamento giusto è assumere la posizione corretta, tendere i muscoli e non distrarsi mai.
Nove di mattina di una giornata di fine Giugno. Sul piazzale antistante il Liceo Volta una piccola cerchia di studenti attende con impazienza l’apertura della scuola, con una posa simile a quella del velocista prima del colpo di pistola. La signora Terzaghi, la bidella dell’ingresso, si avvicina al cancello con le chiavi in mano. Prega i ragazzi di non correre, poi gira la chiave nella toppa giusto prima di essere travolta da una mandria imbufalita di diciottenni, che in barba ai suoi richiami si riversa nell’atrio con foga e non si trattiene dal salire le scale di corsa facendo un gran baccano. Il motivo di tanta concitazione è dovuto all’affissione dei risultati dell’esame di maturità, uno stimolo abbastanza forte per coloro i quali appena pochi giorni prima hanno dovuto sostenere la prova orale ed ora, con impazienza, cercano di sapere in anticipo su tutti il voto conseguito.
Anche Ale e Tommy, classe V°C, non si sono sottratti al rituale e salgono gli scalini a due a due, spintonandosi a vicenda, in una gara dove lo scopo è riuscire a leggere prima dell’altro i risultati. Tommy è in vantaggio, e giunto sul corridoio del secondo piano si dirige velocemente verso la bacheca posta vicino alla segreteria, tallonato da Ale che cerca di recuperare terreno. Deve frenare di colpo per evitare di superare il punto in cui sono stati affissi i fogli relativi alla loro sezione. Ale non è altrettanto fulmineo e va a sbattere contro l’amico, che già con lo sguardo cerca di scorrere l’elenco alla ricerca dei loro cognomi. Per evitare che Ale possa vincere nonostante sia rimasto indietro per tutto il tragitto dall’atrio alla segreteria, Tommy inizia a sollevare le braccia agitandole vicino al suo viso in modo da coprirgli la visuale.
“Piantala stronzo!” Ale sorride mentre tenta di spostare con forza il braccio di Tommy e prova a sollevarsi sulla punta dei piedi per vedere oltre l’ostacolo. La lotta tra i due rende difficoltoso per entrambi riuscire a centrare la riga giusta con il loro voto. Alla fine però Tommy ha la meglio. “Ottantatrè, hai preso ottantatrè!” esclama, scostandosi definitivamente. “E io settantotto! Non male, ragazzo!” Ale vuole controllare di persona, solo per rendersi conto che l’amico non ha mentito.
“Bah, speravo di più! Vuol dire che all’orale mi han dato solo la metà dei punti di incremento! Eppure mi sembrava di aver detto tutto!” Ale è visibilmente amareggiato.
“Ma sì, che ti frega? L’importante è aver finito questo cazzo di liceo!”. Tommy mostra un sorriso a trentadue denti mentre con la mano destra rifila un pugno amichevole nel fianco del compagno, che si ritira prontamente di lato per evitare di essere colpito. “Ma ci pensi? Niente più interrogazioni a sorpresa, niente più compiti bastardi di quella di mate!”
Ale non può fare a meno di notare che la considerazione è decisamente veritiera. Vista la situazione, non gli dovrebbe importare molto dei punti di incremento o del voto finale. Dovrebbe godersi pienamente quell’istante, che rappresenta la fine di tutte le sue preoccupazioni scolastiche ed è il traguardo che per anni è stato impaziente di raggiungere. Ma nonostante questo, non può evitare di ripercorrere con la mente gli attimi salienti del suo esame orale, alla ricerca del motivo per il quale non ha ottenuto il punteggio pieno. Si chiede se sia stato a causa della sua incertezza con quella di italiano, oppure se a tradirlo è stato l’aver sbagliato la definizione del teorema di De l’Hopital durante il turno di quella di matematica. Del resto, il suo bisogno di crearsi “film mentali” anche quando non ce n’è assolutamente bisogno non è una novità. Da sempre è abituato ad analizzare criticamente ogni suo gesto, anche a distanza di giorni, per determinare quali sarebbero potuti essere i differenti risvolti di una vicenda se avesse fatto qualcosa di diverso o avesse pronunciato frasi di altro tipo al momento opportuno. In questo è completamente differente da Tommy, che ha un carattere diametralmente opposto. Tanto lui è preciso, riflessivo, puntiglioso, tanto l’altro è istintivo e approssimativo e lascia scorrere via gli eventi senza dar loro troppo peso. A volte gli piacerebbe ragionare nello stesso modo, per evitarsi inutili sofferenze, ma più prova ad essere meno rigido più si sente colpevole, e dunque ricomincia a porsi interrogativi con insistenza maggiore.
Tommy interrompe il suo flusso di pensieri, scuotendolo. “Hai deciso di rimanere a fissare i voti per tutto il giorno o possiamo anche sloggiare?”
“Sì, possiamo andare” risponde Ale, non senza una punta di incertezza. I due si rigirano verso le scale, continuando a discutere degli esiti e facendo considerazioni generali sulla media della classe. Giunti all’uscita, salutano la signora Terzaghi che ricambia con un sorriso, un misto tra un atteggiamento di rimprovero del tipo “ve l’avevo detto di non correre” ed un segno di affetto nei loro confronti come a dire “forza ragazzi, ce l’avete fatta!”. Prima di imboccare il vialetto laterale che conduce al parcheggio, dove hanno lasciato i motorini, Ale si gira ad osservare la facciata del liceo. Dentro quelle mura tutto sommato ha trascorso i cinque anni più belli e più divertenti della propria vita, ed il pensiero che probabilmente non varcherà mai più quella soglia lo rattrista. In fondo la scuola è stata pesante, ma a conti fatti ciò che ricorda maggiormente sono i momenti esilaranti trascorsi con i compagni piuttosto che le interrogazioni o i compiti che gli hanno procurato tanta fatica.
Arrivano ai motorini, indossano i caschi che hanno lasciato appesi ai manubri, e montano in sella. Mettono in moto quasi contemporaneamente, ed escono dal cancello. Fanno la curva e si immettono sulla strada, procedendo a velocità ridotta e sempre affiancati per poter chiacchierare.
“Adesso che è finita, non ci resta che incontrare gli altri per metterci d’accordo per la partenza.” dice Tommy, mantenendo lo sguardo fisso sulla strada e girandosi solo un secondo per controllare che l’amico lo stia sentendo. Nel suo discorso si sta riferendo alla vacanza che hanno in programma di fare quell’estate, per festeggiare la promozione insieme ad altri amici. “Tu ne hai più parlato con Sara?”
“La sento oggi, mi ha detto di chiamarla appena letti i risultati. Così ci mettiamo d’accordo bene.”
Sara è la vicina di casa di Ale, la conosce fin da bambina, ed è da sempre la sua migliore amica. In realtà chi li vedesse potrebbe pensare che siano più che semplici amici, vista l’intimità che c’è tra loro e considerato il fatto che trascorrono molto tempo insieme. Ma Ale non è mai riuscito a immaginare di avere con Sara un rapporto differente da quello che potrebbe esserci tra fratello e sorella. In effetti la considera proprio una sorella, perciò l’idea di potersi un giorno innamorare di lei non solo non lo ha mai sfiorato, ma addirittura gli pare ridicola, tanto che si mette a ridere ogni volta che qualcuno gli ventila tale ipotesi; ovviamente Tommy è tra questi “qualcuno”, e non si stanca mai di ripetergli che un giorno o l’altro tra lui e Sara sboccerà l’amore. Il viaggio post-maturità in realtà fu organizzato solo con alcuni compagni di liceo, ma per il fatto che negli ultimi dieci anni Ale e Sara avevano sempre trascorso almeno una parte delle vacanze estive insieme, lei venne automaticamente aggiunta alla lista dei partecipanti senza che nessuno avesse dovuto chiederlo, come se fosse stato implicito che ci sarebbe stata.
“Penserò io ad avvisare gli altri” aggiunge Tommy giusto mentre stanno arrivando in prossimità dell’incrocio nel quale le loro strade si separeranno. I due motorini frenano allo stop, e i due si guardano per salutarsi.
“Allora ok, comunque ci sentiamo per definire tutti dettagli. Ciao!” Ale saluta Tommy sollevando il braccio e poi svolta verso sinistra. L’amico ricambia il saluto e si dirige dalla parte opposta.
Il viaggio che stanno organizzando fu progettato diversi anni prima, durante uno dei classici scioperi studenteschi, al bar di Via Cortelonga dove gli studenti erano soliti ritrovarsi. Quel giorno al bar, oltre ad Ale e Tommy, c’erano Marco Bassetti, la sua fidanzata Laura Manin, e lo sfigatissimo Stefano Arteni. Tutti erano compagni di classe fin dal primo anno di liceo e facevano parte della stessa compagnia. Marco e Laura all’inizio non si potevano sopportare, e in effetti nessuno è mai riuscito a spiegare che cosa li abbia spinti a mettersi insieme durante la festa di Capodanno della terza liceo. Per quanto riguarda Stefano, invece, nessuno ha mai capito cosa c’entri con gli altri ragazzi vista la sua grande timidezza, le sue incredibili paure e l’enorme insicurezza che caratterizzano tutte le sue azioni. È un elemento entrato nel gruppo chissà come e chissà quando, che però a distanza di tempo è diventato fondamentale. Davanti ad una serie di cappuccini, quella mattina tutti si ripromisero di fare una vacanza insieme dopo la maturità, visto che in generale ogni anno durante l’estate ciascuno era impegnato a partire con la famiglia per andare a trovare i propri parenti. La fine del liceo sarebbe stato il pretesto giusto per staccarsi da questi obblighi e pretendere di poter finalmente fare le ferie autonomamente per almeno una settimana, senza l’assillo dei genitori e soprattutto verso una meta che non fosse il classico paesino dell’entroterra italiano, dove in generale risiedevano i vari zii e nonni. Alla fine, dopo attenta considerazione e dopo diversi anni dalla proposta, come luogo per la vacanza è stata scelta la Costa Azzurra, che coniuga perfettamente mare, relax, divertimento, e che soprattutto permetterà loro di fare vita “figa” per un sostanzioso numero di giorni.
La definizione dei dettagli è ovviamente rimasta in sospeso, ma del resto c’era solo da fare le valigie, prenotare il treno e ricercare un albergo carino ma non eccessivamente costoso. Di tutto si sarebbero occupati Ale e Tommy nel pomeriggio, così come si erano messi d’accordo durante il tragitto verso casa.